la formicuzza e lo scarrafone

Di e con Tiziana Lucattini
Da Il brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen

Andersen ci ha sempre affascinato. Ad attrarci, di volta in volta, nuclei narrativi forti, intuizioni simboliche potenti, atmosfere oniriche, fasci di luce sulla realtà ora dolenti, ora ironici, ora macabri. Ma soprattutto è quella particolare differenza che caratterizza i suoi personaggi ad interessarci.
Nella nostra storia, s’è perso un uovo, ma non di cigno, no: di scarafaggio. E a trovare l’uovo dello scarrafone è una formica, non un’anatra. E la formicuzza trova brutto e grosso lo scarrafone, ma gli scarrafoni trovano brutte e secche le formicuzze. Il “brutto” rimane così com’è, le categorie di brutto e bello scompaiono, o meglio, restano nell’occhio di chi guarda, perché l’altro è sempre diverso da me. E non potrebbe essere altrimenti. E mentre l’anatroccolo di Andersen diventa cigno, figlio di un tempo in cui una diversa identità poteva al massimo essere tollerata, non accolta, noi oggi possiamo dire che tutte le identità hanno diritto di cittadinanza. Le differenze non hanno bisogno di giustificazioni o trasformazioni: diventano ricchezza e possibilità se si riconoscono, si accolgono e si valorizzano.


Per bambini dai 3 agli 8 anni

esigenze tecniche:
La storia può essere raccontata sia in un teatro che in uno spazio non teatrale (scuola, biblioteca), non ci sono dunque particolari necessità tecniche, l’unica condizione è che la situazione garantisca possibilità di ascolto, senza distrazione o rumori.


 

Tiziana Lucattini




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